27 febbraio 2012

Lui, il cuore. Lei, la testa.

Hanno litigato ancora e ognuno se ne sta per i fatti propri a rimuginare.
Si danno le spalle, fingono di ignorarsi, ma entrambi soffrono.
Lui è quello che sta peggio. Lei è più forte invece, lascia perdere il silenzio e non smette di rimproverarlo. Non smette di urlargli contro i suoi errori. Non smette di pretendere di aver ragione sempre e comunque.
Lui spiega che non è così, che ogni tanto sarebbe giusto lasciarsi andare, lasciarsi trascinare dalle sensazioni e non limitare dalla razionalità. Lei vorrebbe, vorrebbe tanto farlo, ma non è nella sua natura, non riesce ad arrendersi al loro amore.

20 febbraio 2012

Un pugno di lucciole


Un contenitore vuoto può accogliere tanti oggetti. Leggeri o pesanti, rossi o verdi, ruvidi o lisci, non fa alcuna differenza. Li accetta senza discernimento.
Nell’angolo più nascosto, aspetta in silenzio che qualcuno abbia bisogno di lui. Poggiato su una mensola di questo mondo stanco, aspetta in silenzio che qualcuno lo faccia sentire importante. Può avere un cuore, un corpo e un viso, un contenitore vuoto, e assorbire tanti umori, tanti sentimenti, tante esperienze, senza mai imparare da loro a crescere. Ad essere pieno soltanto di sé. Dei suoi pensieri, delle sue idee, dei suoi sogni.
Ma non ne è capace e si cancella ogni volta come una lavagna scarabocchiata da estranei, che sono la sua guida, il suo appoggio, la sua forza. Niente gli appartiene davvero, e, quando il vento muta, lui ne segue con lo sguardo assente il soffio cambiando di continuo abito pur di essere pronto alla nuova situazione.
È un pugno di lucciole la cui luce rimane irrimediabilmente intrappolata tra le dita di una mano che non ne lascia trasparire lo splendore. La mano di un’esile creatura a cui nessuno ha ancora insegnato che non bisogna sempre chiedere permesso per poter intervenire. A cui nessuno ha insegnato che un sospiro sussurrato con personalità risuona più dell’eco di tante urla inutili.

06 febbraio 2012

L'età dei perché


Ho iniziato da bambina, quando tutto, agli occhi degli adulti, appare semplice e invece non lo è. Volevo già complicarmi la vita, forse: avevo bisogno di sapere, di capire, per trovare un senso a tutto. 
Un senso che era chiaro dopo un’ingenua domanda a cui era semplice concedere risposta. 
Peccato non possa essere sempre così!
Dicono che sia quella l’età dei “perché”. 
L’età in cui vuoi conoscere ciò che ti circonda per renderlo, seppur lontanamente, alla tua portata. Per non averne paura, per sapere come affrontarlo, come gestirlo, da che prospettiva guardarlo...
È quella l’età dei perché: inizia da bambini.
E non finisce mai!