31 maggio 2011

Ce l’ho scritto in viso

Difficilmente la dimenticherò. 
L’avevo già incrociata, ma non c’eravamo fatte una bella impressione.
Senza nemmeno salutarci, ci siamo allontanate in punta di piedi, sperando un giorno, magari non troppo lontano, di poterci rincontrare e conoscerci davvero.  Mi ha dato appuntamento per un’altra volta.
Io sono arrivata puntuale come non mai e lei…lei non si è presentata.
Mi ha lasciata lì, ad aspettare inutilmente il suo ritorno.
Nell’attesa, l’ho confusa con strane sensazioni di gioia e divertimento che riuscivo a scorgere di tanto in tanto. Che sembrava potessero bastare.

25 maggio 2011

Anche nel buio


Certe volte è meglio perdersi. Uscire dagli schemi dell’ordinario. Ignorare le orme altrui e camminare a piedi nudi sui carboni ardenti se è ciò che il cuore comanda. Spiccare il volo oltre i confini tracciati dai sensi, permettendo alle ali di seguire la scia dei sentimenti. O cadere, cadere con violenza e ostinazione costeggiando il baratro senza mai precipitarvi davvero. Dopo aver sofferto tutto avrà più sapore, sarà più vero, più fragile e prezioso. Bisogna perdersi per diventare adulti. Lasciarsi bagnare dalla pioggia e dal sole con la stessa delirante allegria. Crollare sotto il peso dell’incoscienza, assuefarsi all’incostanza, non abituandosi a niente se non a costruire.

18 maggio 2011

Insostenibile silenzio


Torni ancora di notte a farmi compagnia.
T’incastri nei pensieri, poi nei sogni e, prima di andar via,
scavi per bene nel passato e provi a occultare la realtà,
infierendo ancora, tentando di cancellare l’indifferenza che c’è già.
Ricostruisci emozioni distanti che svaniscono al minimo soffio di luce,
fai tornare indietro quelle parole sussurrate dalla tua voce.
Sembrano reali quei momenti appena sfiorati,
troppe volte li ho vissuti, incessantemente li ho cercati.
S’incontrano di nascosto, ancora sfuggenti, i nostri sguardi.
Si accarezzano, poi litigano e infine si eclissano nel buio come dei codardi.

11 maggio 2011

Dietro una maschera


Mi scruti con occhi arroganti che trasudano disprezzo, non tenti neanche di chiarire e te ne vai nel tuo insipido silenzio. A dividerci i tuoi mille alibi. A dividerci il tuo orgoglio: uno spaventapasseri che ti guarda i piedi mentre il vento trascina via con sé tutto ciò che ha dilaniato.
Un fungo che si nutre della tua anima, comprata a basso prezzo, svenduta, ridotta a merce di scambio.
Un fantasma che ti ha trasformato in una fragile bambola di porcellana che aspetta, su una mensola polverosa, un comando, un segno qualsiasi per tornare a muoversi. Non sai più farne a meno: al solo pensiero ormai soffri di vertigini.
L’orgoglio ti rende vittima di te stesso e nemmeno te ne accorgi. Non è la tua natura, non è parte di te. È solo una debole ombra che scompare non appena deponi tutte quelle maschere che ti ha messo addosso. Che scompare non appena smetti di aver paura. Paura di soffrire.

04 maggio 2011

Dimentico

Ho la memoria troppo corta e…dimentico. 
Dimentico facilmente.
Lo so, dimenticare è da distratti, da sbadati, da persone che fanno qualcosa così…senza darle davvero senso.
Il mio problema, invece, è l’esatto opposto.
Io dimentico perché odio il disordine, anche se ogni tanto è l’unico posto in cui mi sento davvero a casa. Perché ho bisogno di spazio per muovermi: non mi piacciono gli intralci, voglio sentirmi libera e i detriti dei dispiaceri occupano troppo.
Dimentico per stare meglio. Per alleggerire il peso delle delusioni che tante volte le mie spalle hanno dovuto sopportare. Le spine dei rancori mi hanno fatto sanguinare lacrime amare. Il rumore assordante dei rimpianti mi ha stordito con il suo fracasso muto. La cattiveria dell’orgoglio mi ha fatto più volte lo sgambetto, facendomi finire in pozzanghere di inutilità.
Dimentico il male ricevuto perché credo nel bene, credo che possa sovrastare ogni ombra che ha tentato di imporsi sul sole di un sorriso troppo fragile.