08 novembre 2011

La sua onda caparbia

Ascolto il rumore delle onde che s’infrangono contro gli scogli e, con la stessa prepotenza, si prendono un po’ gioco di me. Mi rimproverano, forse.
E io lascio fare, ignoro alibi e scuse con cui potrei giustificarmi, non servono.
Mi perdo a guardare quell’insistenza e mi domando perché a volte non cerchiamo la forza in loro per continuare a combattere, anziché arrenderci ad ogni minima difficoltà. 
E le invidio, sai? Invidio quella grinta che spesso è solo una maschera e non sempre rappresenta quello che ho dentro.
Le mie mani diventano clessidra, giocano con la sabbia, la fanno scorrere tra le dita e tra le idee che non stringo più. Preferisco lasciarle libere. Tanto sono mie lo stesso, un po’ come te che ci sei, ci sei comunque, anche se a volte è solo fantasia.

I miei capelli diventano capricci, ribelli ragazzini che corrono all’impazzata, seguono quel vento che si perde insieme a me, tra mille pensieri. Pensieri che si aggroviagliano agli echi di qualche frase dettata dalla certezza di una voce lontana. 
Lontana eppure vicina e così inevitabilmente mia.
Il mare continua il suo discorso, è logorroico. È testardo, vuole averla vinta a tutti i costi, proprio come faccio io anche quando so di sbagliare.
Non è più il suo momento, non ha più il suo sole caldo a riscaldarlo fino a sera. Solo qualche fredda nuvola gli fa ora compagnia. E poi ci sono io che mi sento niente dinanzi alla sua immensità. 
Mi perdo e mi ritrovo ancora tra le sue braccia, come fino a qualche mese fa.
E tutto torna a ieri. E ieri diventa oggi e sa anche un po’ di domani. Eppure è novità.
E forse è la salsedine che dà fastidio agli occhi, forse è lei che crea e distrugge ciò che non c’è.
O forse è una lacrima che parla di gioia. E io non la capisco, non la conosco, non ci riesco a fermarla prima che venga giù.
Un soffio di vento la asciuga, la porta via con sé, poi ne nasce subito un’altra e allora lì ci pensi tu. Ci pensa un’idea di un qualcosa che non esisteva e che oggi invece c’è. Ci pensa una promessa mantenuta. Ci pensano il tempo e il coraggio che danno modo all’incertezza di diventare realtà. 
E mi sento come lui, lui che si batte e lotta. Lui che non abbandona la presa, lui che è ostinato e che alla fine ce la fa. 
E sono la sua onda caparbia. Sono figlia del mare, per questo sono qua. Con la sabbia tra le mani, il vento tra i capelli e l’infinito da raggiungere.
Mentre l’ultima goccia di gioia mi scivola sul viso, lui, fiero, trova pace e torna a riposare.

8 commenti:

alpexex ha detto...

nn ti fidare. occhio alle anomale...

Carlo ha detto...

mai fidarsi, in campana

Giusy ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Giusy ha detto...

Finalmente stasera ho avuto un attimo per leggere il post. Davvero bello!
Un abbraccio forte forte alla mia scrittrice preferita! (non sono di parte, eh" :P )

Kylie ha detto...

Un bellissimo post.

Un abbraccio cara e buon giovedì!

Joe Black ha detto...

Il mare è come un padre, S'adira all'improvviso e scaglie le onde come figlie verso la spiaggia, sugli scogli, trasformandole in schiuma e la salsedine poi le appicca su di noi che lo temiamo, lo ammiriamo e un pò anche veneriamo. Da sempre. E' giusto Jessica non mollare. Tu sei un'onda di quelle che difficilmente non salta lo scoglio, anzi, sei in grado di sovrastarlo, immergendolo dentro di te.
Brava come sempre!
Un bacio e bentornata nel tuo blog!
Elisena

Baol ha detto...

Quel mare, quelle onde, quella sabbia, mi hai ricordato una storia che conoscevo, che ho dentro.

Dolorosa ma grazie

Jessica Mastroianni ha detto...

Grazie a te...grazie a voi!

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