29 giugno 2011

L’ultima campanella

Sono passati solo tre anni da allora. Cosa vuoi che siano “solo” tre anni?
Mi tuffo dall’alto, leggero, grazie a un equilibrio finalmente acquisito, per sfogliare vecchie situazioni, vecchi capitoli scritti di fretta, dettati dalla passione del momento e poi trascurati come se il presente non fosse la somma dei giorni che lo precedono. Come se il presente fosse un “adesso” a cui si arriva come per magia, all’improvviso, senza aver attraversato prima altri attimi. Di consapevolezze ne ho conquistate tante e non voglio perdermi nuovamente nelle mie paure adolescenziali. Voglio, però, provare a intrufolarmi in profondità, come una talpa, nei miei ricordi, nei miei pensieri di quei giorni e vedere che effetto fa. La prima cosa che mi torna in mente di quell’esame di maturità è il caldo torrido. Un caldo così credo di non averlo mai sentito. Probabilmente la mia colonnina di mercurio si adeguava ai continui sbalzi di umore che mi portavano a oscillare tra l’apatia e il terrore, il silenzio e il batticuore.
Di allora ricordo che la confusione trovava un degno compagno nel disordine della scrivania, sommersa da pagine, libri e appunti sparsi.
Che mi sentivo soffocare, iniziai a rendermene conto quando tutti facevano il countdown delle ore che mancavano al termine della scuola. L’idea che, a breve, tutto sarebbe finito aveva uno strano retrogusto, malinconico e dolce assieme. Ho odiato per cinque anni quell’edificio, quelle quattro mura color canarino, e poi è successo che, proprio quando era arrivata l’ora di andarsene, quando è suonata l’ultima campanella, ciò che detestavo, quasi mi dispiaceva doverlo abbandonare davvero. È come quando ti accorgi di voler bene a qualcuno solo quando ti è lontano. Avevo paura. Paura soprattutto delle scelte che ero costretto a fare: non potevo più affidarmi al caso, seguire cosa il vento mi sussurrava.
Riuscivo a malapena a districarmi tra le certezze e gli alibi che mi ero costruito. Dovevo sbrigarmi. Sbrigarmi a scegliere cosa fare del mio domani. Ma prima mi toccava affrontare quelle prove. Il mio problema non erano gli scritti ma gli orali, quel venir catapultato in un faccia a faccia dai molti colori. Molte volte i colori dipendono da come decidiamo di vederli. E io sono daltonico per scelta.
Non mi aspettavo clemenza, né un trattamento di favore che, in effetti, non c’è stato, ma poco importa. In fondo la maturità non è che uno dei mille muri che si porranno di fronte nel corso della vita: puoi tirare dritto, aggirarli o prenderli a testate, l’importante è andare oltre.
Della mia notte prima non ricordo “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla”, come dice la canzone.
Ricordo quell’ansia e tutti che mi ripetevano “non preoccuparti”. Incitamento inutile perché tanto sarai tu e il mondo, da solo, come sempre.
Dopo d’allora, di notti prima degli esami ne ho vissute un’infinità e non credo ci sarà mai il tempo di smaltirle tutte. Ma quella, quella non la dimenticherò mai.
Sono passati solo tre anni da allora. Cosa vuoi che siano “solo” tre anni?
Per me sono una vita.

35 commenti:

Astronauta. ha detto...

Bello! Ho provato le stesse sensazioni!

Laura ha detto...

Marcello, bel post. La maturità non si dimentica mai credo. Come l'esame di laurea.

Marco Michele ha detto...

prove stimolanti che ti formano nel cammino fatto di confronti, rifiuti, difficoltà... c'è sempre un esame ad aspettarci ;)
buona serata e a presto,
marco

E. ha detto...

Che bel racconto, io la maturità l'avrò il prossimo anno e sono già in ansia!

M ♥ ha detto...

quanto hai ragione, paura, ansia, nostalgia, che momenti passati. ricordo anche la convinzione che mai più avrei voluto provare sensazioni del genere, che volevo liberarmene. dopo 2 mesi decisi di andare all'università e ormai quelle emozioni le vivo ad ogni sessione d'esami, ma non è la stessa cosa. non è la NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI.
M.

Joe Black ha detto...

Trovo il tuo racconto profondo, come sai esser tu, Marcello. Nella vita gli esami non finiscono mai e, nostante tutto, tu sei un ragazzo in gamba ed hai tutte le capacità x affrontarli. Non ti manca sicuramente il coraggio. Le notti poi, sono i miglior consiglieri del giorno che seguirà. Ma al di sopra di tutto, caro ragazzo, regna sovrana la tua intelligenza e questo non è poco!
In bocca al lupo, Marcello!
E' solo ke un piacere leggerti
Elisena

Eva Q ha detto...

Ecco per me son passati giusto un po' più di tre anni da quel giorno,ma mi ricordo benissimo ogni istante ed ogni emozione...un panico che pensavo di non provare più,ma che si è ripresentato per ogni esame all'Università e quella paura del dopo pensando che di fuori ci fosse un mondo ancora troppo grande per me.

Comunque le pareti color canarino mi sarebbero piaciute...le mie erano rosse e giallo limone :D

Sa_&_sa ha detto...

ciao e grazie di essere passato dal mio blog....ti ringrazio anche per le parole che mi hai lasciato, sicuramente è una gioia grande quella che proveremo io e mio marito, sopratutto dopo 8 anni di ricerca.....complimenti per questo tuo spazio è davvero molto bello....da oggi hai una sostenitrice in più....

Kylie ha detto...

Non so neppure quanto tempo sia passato... Devo aver rimosso quel momento!

Rita Baccaro ha detto...

Le sensazioni vissute che tu ci racconti di questa esperienza fanno capire che quel giorno abbia segnato una tappa importante nel cammino verso la tua maturità come persona, indipendentemente dal fatto che lo sia stato anche per la maturità dei tuoi studi.
Anche io ricordo come sentimenti prevalenti per questa esperienza: la paura e la malinconia. Invece per l'esame di laurea: la paura e il senso di realizzazione di un sogno. So che studi all'università e quindi ti auguro di tagliare presto anche quest'altro emozionante traguardo nel percorso a tappe della vita e lo ricorderai con immensa gioia.
A presto, anzi a prestissimissimo ;-)

Luigi ha detto...

anch'io provo nostalgia per quesgli anni: non dell'esame di maturità però!!!

Pri ha detto...

Sentendone continuamente parlare alla radio in questi giorni, non ho potuto non rivivere quella lieve, costante ansia. Coincidenza, subito dopo passa la canzone che stavo ascoltando il giorno dell'orale, sempre alla radio, mentre mi avviavo sulla mia auto verso la scuola. Con quel tremore, quel sorriso tirato, quell'enorme punto interrogativo di chi non sa cos'aspettarsi.
È vero quando dicono che gli esami di maturità non si dimenticano. Ogni tanto li sogni, li ricordi, sai ancora ripercorrere le emozioni scaturite in quei frenetici momenti. Ma finché non si vivono, non si può capire. :)
Nel mio caso sono passati BEN 7 anni... eppure mi sento e mi vedo la stessa di allora...

Cawarfidae ha detto...

sono a metà strada, 5 anni da allora. Più che l'esame, non potevo soffrire le CONTINUE pressioni dei professori: "quest'anno avete la maturità!"

Malvagi.

In fondo passa tutto veloce, e passano veloce anche gli esami universitari. E', come sempre, l'ansia che uccide, non la prova.

Ivan Pasinato ha detto...

Ogni anno che passa sentir parlare della maturità anche per me è un emozione...sono passati 10 anni...mi ritrovo adulto

Pixia61 ha detto...

Bè che dire....io quelle emozioni non le ho provate...sono fuggita un annetto prima (3°magistrale) :D ....che ci vuoi fare ho il panico degli esami...e per la scuola sinceramente, a parar mio , ne ho fatti anche troppi :D ...non mi vergogno a dire che ogni settembre ero lì a cercar di rimediare :) ....comunque rimediavo...ma alla fine no basta non ce l'ho fatta e sono evasa dal contesto scolastico eheheh!!

Baciotti e buon fine settimana!! :)

Giulia ha detto...

bellissimo e coinvolgente post! :) mi sono ritrovata nelle tue sensazioni... anche io ho odiato e allo stesso tempo amato quell'edificio che mi ha accolta per 5 anni della mia vita... alla fine andarsene è stato quasi brutto... di sicuro però non tornerei indietro! ;)

Karma Police ha detto...

La maturità non si scorda mai! Gran bel post! Complimenti anche per gli altri racconti! Molto belli! :)

L'apprendista ha detto...

Per me sono passati trent'anni e ti assicuro che quella prova e tutte le senzazioni associate non si dimenticano mai! ;)

Chiara ha detto...

Anche io sono diplomata da tre anni e anche a me sembra passata una vita.
Non rimpiango quei tempi: l'università è più faticosa, senza dubbio, ma è anche più interessante della vita da liceo.
L'unica cosa che rimpiango sono gli amici e le cretinate fatte negli anni. Adesso siamo tutti in città diverse, ci vediamo nelle feste e mi mancano molto.
Anche qui ho i miei amici, il mio gruppo... ma non è la stessa cosa! :-)

alpexex ha detto...

il presente non puo' essere la somma dei giorni che lo precedono, perche' in genere gli esseri umani sono esseri un po' piu' complessi delle amebe. oddio... in effetti non tutti... : ))

Alexis ha detto...

E come si fa a dimenticare quegli anni?
nel mio caso sono stati i più belli che abbia vissuto fino ad ora, almeno adesso che il ricordo li ha filtrati.
Conservo una malinconica memoria di quel periodo, anche se l'ultimo anno l'ho vissuto a metà per contingenze esterne che stavano aprendo la strada su altri sentieri.

Grazie per essere passato dal mio blog!
Un saluto,
Alexis

Jessica Mastroianni ha detto...

Sembra siano passati secoli da allora, ed è giusto che sia così.
Per me "maturità" non significava fare quello stupido esame. Significava scelte di vita e coraggio d'idee.
Credo sia cominciato tutto dopo, appena sono uscita da quelle mura che mi pretendevano debole e io, stupida, le ho accontentate fino alla fine, fino all'ultimo istante.
Senza la loro opprimente presenza, mi sono sentita libera di decidere, di volere, di ambire e di sognare. Erano loro a soffocarmi, o forse ero io che avevo bisogno di più spazio perché lì ci stavo troppo stretta.
Son passati tre anni, non dico che vorrei tornare indietro, ad allora, mentirei. Dico, però, che voglio andare avanti, per vedere la scia che hanno (e ho) tracciato dove mi porterà.

la stanza in fondo agli occhi ha detto...

A volte la fine della scuola è un vero trauma, pare ti si spalanchi davanti una marea di possibilità e troppe possibilità sembrano niente, troppe per capirci qualcosa... Meno male che poi passA!

Gio...Illusion ha detto...

belle e sentite le tue considerazioni, io l'ho amato l'edificio della mia scuola superiore, ci ho amato dentro, e non lo ho più potuto sopportare una volta finito il mio percorso di "studio".. è stato l'ultimo esame della mia vita, non ho piu' permesso che nessuno mi giudicasse , ma sono scelte...

lo scrigno di Sibilla ha detto...

Io purtroppo non ho avuto la fortuna di fare la maturità però posso comprendere che tra le fatiche degli studi e l'arduo percorso di infiniti esami si creino senza dubbio rapporti importanti tra gli studenti, ma non solo.. credo anche che un altro importante rapporto si formi anche tra i ragazzi e la cultura che se ben sfruttata e compresa possa lasciare un segno indelebile dentro di essi.
A presto..Sibilla

Francy274 ha detto...

Il titolo del Tuo post mi ha suscitato un'emozione che credevo sopita, il resto è coinvolgente, un tuffo nel passato che porto dentro con tenerezza. Penso che la Gelmini il suo discorso agli esaminandi avrebbe dovuto farselo scrivere da un ragazzo come Te, ne sarebbe uscita alla grande.
Buona Serata :)

Francy274 ha detto...

Marcello mi piacerebbe pubblicare questo Tuo post fra le mie "perle rubate", se sei d'accordo fammi sapere. Grazie.

Lina-solopoesie ha detto...

Marcello ciao.
Come forse già sai,io sono ormai una pensionata e per giunta , figlia del dopo guerra , e non ho avuto la fortuna di aver potuto come mio diritto quello di andare a scuola . E puoi immaginare che emozione mi da leggere i tuoi racconti e mi rendo conto di quello che mi sono persa nella vita ...Hai tutta la mia ammirazione e mi complimento con te per la tua intelligenza e la grande sensibilità .
CIAO LINA

Marcello Affuso ha detto...

Certo che sono d'accordo ;-)

Joe Black ha detto...

Bella scelta, Francy, Marcello è proprio in gamba!
Un bacione ad entrambi!
elisena

roberta ha detto...

per me è passato un pò di più, ma la maturità la ricordo ancora come fosse oggi... paura, ansia, non la smettevo di studiare, la mia vita si era completamente annullata: non uscivo, non telefonavo, mangiavo di fretta! :)

Grazie per il commento sul mio blog! Complimenti, mi piace tanto veramente!

Ti seguo e spero che ricambierai! :)

Giada ha detto...

Mi ricordo anch'io quell'ultima campanella...
non ricordo l'ansia, stranamente, eppure sicuramente ce n'era molta.
Mi ricordo invece molto bene l'ansia al primo anno di università... era un mondo del tutto diverso, in cui era facile essere lasciati indietro.
Ciao!
Giada

chicchina ha detto...

Intrufolarsi nei ricordi,bella espressione:un po di timore,un po di nostalgia,di indecisione,quasi,forse perchè i tuoi ricordi sono recenti,freschi.
Anche se qualche volta la maturità arriva decisamente in frettae getta anni luce fra il nostro ieri e l'oggi.
I miei ricordisono ormai archeologici,ma un po di sana nostalgia la conservo ancora.
Ciao e a presto.

Baol ha detto...

Per quanto brutta potesse essere quella scuola la fine è sempre un salto dal certo verso l'incerto. Sono passati sedici anni dal mio esame di maturità, era l'8 luglio del '95 e da allora sono cambiate un sacco di cose ma molte altre sono rimaste troppo uguali

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Mi ci ritrovo, anche se nel mio caso di anni ne sono passati cinquantacinque!

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