29 novembre 2010

Tiro alla fune

Amicizia è tirare contemporaneamente 
la fune dallo stesso lato nella sfida senza sosta con la vita. 
Se tu molli la presa, continuo a battermi io.
Ti sosterrò, ti aiuterò a rialzarti. E se sarà troppo forte il peso che ci trascina nel fango, decideremo insieme di abbandonare l’idea. 
Se cadremo, almeno cadremo insieme.

25 novembre 2010

Lei


Lei che guarda ma non vede,
non le importa se è menzogna, lei ci crede.
Ha negli occhi tanta amarezza,
gliel’ha lasciata lui andando via, è una corazza.
Si accontenta di un bisbiglio.
Lei è sabbia, ma si finge scoglio.
Si getta a capofitto nell’errore
e quel male lei è certa che sia amore.
Poi, nei pugni, stringerà forte il niente,
quando di nuovo cadrà di fronte a chi la inganna spudoratamente.

22 novembre 2010

Inchiostro

Oltre le ali dell’inutile si fa spazio una penna vanitosa. Valica, spedita, il confine tra verità e menzogna, i muri della metropoli spenta dalla cupa nebbia e il fiume mai pago dei pensieri. Le mie dita la tengono in pugno, la stringono per paura di perdere quella forza che lei e solo lei riesce a infondermi. Ne hanno troppo bisogno. In quell’inchiostro, la linfa della vita scorre incessantemente e, servendosi delle parole, è l’unica a saper alimentare le deboli radici della speranza. Quella che accompagna giorno e notte coloro che scrivono. Coloro che, come me, narrano fiabe sempre nuove a semplici fogli bianchi che si prestano, come bambini, ad ascoltare con entusiasmo e gli occhi fiduciosi, quei sogni dettati dalla realtà, ma intinti nell’immaginazione.

18 novembre 2010

Il primo amore non si scorda mai

“La vita è una favola narrata da uno sciocco, piena di strepito e di furore, ma senza significato alcuno”, diceva Shakespeare. Sembrerà strano, ma non c’ho mai creduto a tutte quelle storie sui principi azzurri, i cavalli bianchi, i boschi fatati, le principesse meravigliose…
Troppi colori e troppa magia. La realtà non è così. I “principi” di oggi non sanno andare a cavallo, non comprano fiori e non sono nemmeno così galanti come vorrebbero farci credere. Le “principesse”, invece, non fanno altro che badare all'apparenza, sfoggiando trucco pesante e minigonne che lasciano poco all’immaginazione. Si confondono tra la gente per timore di essere “diversi”, di ricalcare l’immagine di quello stereotipo impresso nella mente di ciascuno di noi. Come se così fosse meglio!
Basta poco a quel principe un po’ cafone e palestrato per inciampare e fare una figura pessima davanti alla sua principessa col piercing all’ombelico e la big bubble in bocca.

15 novembre 2010

La mia scalata verso il cielo

In quel posto non conservavo ricordi né sogni. Non lo conoscevo, non sapevo cosa ci fosse ad aspettarmi, eppure avevo deciso di fare le valigie e trasferirmi lì per ricostruire tutto da capo. Il mio umore era in costante bilico e la mia mente, stanca di fare da yo-yo nelle pericolose mani dei suoi stessi pensieri, doveva prendersi un periodo di pausa, doveva recuperare le forze. Qualcuno mi diede dell’egoista. Io, invece, quel gesto l’ho sempre considerato un estremo atto di autoconservazione: non volevo passare tutta la vita a raccattare briciole lasciate da favole improbabili. Così ho ricominciato a respirare all’ombra della luna che imitavo non rivelandomi mai del tutto: non mi sentivo al sicuro, dovevo ancora dimostrare a me stesso di aver acquisito la fondamentale abilità del riuscire a imparare dagli errori.

12 novembre 2010

Utopie, chimere, ideali, abbagli


L’ho incrociato per strada il mio destino. Mi ha chiesto in favore una possibilità. Io andavo di fretta, ma ho deciso di dargli ugualmente ascolto per provare a capire dove volesse arrivare. Gli avrei dovuto rinfacciare un po’ di conti rimasti in sospeso, un po’ di promesse non mantenute. Invece no, gli ho concesso la mia attenzione anche se poi mi sono resa conto che non voleva niente da me, se non farmi perdere tempo prezioso.
Voleva riempire i miei pensieri di utopie che non mi avrebbero portato da nessuna parte, chimere, ideali, abbagli che mi avrebbero accecato a tal punto da dover affrontare con una benda sugli occhi ogni altro mio giorno.

08 novembre 2010

Eterna notte

Se su questo palcoscenico devo ridurmi a interpretare il ruolo di uno spento tramonto che lentamente si eclissa e muore nell’orizzonte, preferisco essere il crepuscolo. Essere per pochi istanti la luce che schiarisce il cielo e poi dissolvermi,senza alcun rimpianto, nel silenzio dell'eterna notte. E se devo spegnermi, che il fuoco prima mi avvolga, facendo ardere di emozioni la mia spregiudicata esistenza. Poi che bruci frettolosamente ciò che resta di me, cenere che il vento porterà con sé insieme al ricordo del mio passaggio. Insieme al ricordo di ciò che avrei voluto essere ma che forse non sono mai stato davvero...

04 novembre 2010

Vorrei


Vorrei essere la notte per poterti cullare tra le mie braccia.
Vorrei essere il primo raggio di sole per accarezzarti al mattino.
Vorrei essere un’onda per infrangermi contro le rocce dei tuoi occhi.
Vorrei essere il tuo orgoglio per provare ad autodistruggermi.
Vorrei essere una stella per cadere e avverare ogni tuo desiderio.
Vorrei essere un tramonto per avere il tuo sguardo poggiato su di me e riempirti di speranze.
Vorrei essere un sorriso e tenerti sempre compagnia sul tuo volto.
Vorrei essere una lacrima per averti senza barriere e poi provarti a consolare.
Vorrei essere un turbinio di gioia per riempirti il cuore di emozioni.
Vorrei essere un sogno per sapere che vivi di me.

01 novembre 2010

Acqua e sabbia

C’era una volta, in un luogo molto molto lontano, sperduto tra i monti d’illusione, un piccolo paesino rinomato per il suo enorme tempio di cristallo. Era stupendo, l’ottava meraviglia del mondo, e ogni giorno giungevano persone da tutti i continenti per visitarlo. Aveva una particolarità che lo rendeva unico: cresceva e diventava più bello, alimentato dalle speranze degli abitanti del posto. Questi,essendo estremamente avari e sognatori, avevano realizzato solo case di acqua e sabbia. Tutto lì era di acqua e sabbia: un fragile miscuglio di cui si erano sempre serviti in modo da risparmiare il più possibile, finchè non avrebbero potuto permettersi il trasferimento in grandi metropoli e avere una vita lussuosa e piena di comfort. Non c’era, quindi, tempo per il presente, come le lancette di un orologio che non si possono mai fermare. Era tutto proiettato al futuro, a quel giorno che preferiva rimanere dietro l’angolo.