15 novembre 2010

La mia scalata verso il cielo

In quel posto non conservavo ricordi né sogni. Non lo conoscevo, non sapevo cosa ci fosse ad aspettarmi, eppure avevo deciso di fare le valigie e trasferirmi lì per ricostruire tutto da capo. Il mio umore era in costante bilico e la mia mente, stanca di fare da yo-yo nelle pericolose mani dei suoi stessi pensieri, doveva prendersi un periodo di pausa, doveva recuperare le forze. Qualcuno mi diede dell’egoista. Io, invece, quel gesto l’ho sempre considerato un estremo atto di autoconservazione: non volevo passare tutta la vita a raccattare briciole lasciate da favole improbabili. Così ho ricominciato a respirare all’ombra della luna che imitavo non rivelandomi mai del tutto: non mi sentivo al sicuro, dovevo ancora dimostrare a me stesso di aver acquisito la fondamentale abilità del riuscire a imparare dagli errori.
Ho impiegato poco, poi, a capire che mi stavo riducendo come una di quelle persone che sprecano la loro preziosa occasione camminando su un tapis roulant: muovendosi soltanto, senza meta né destinazione. Allora ho preso il primo treno e sono tornato. Tornato per quel cielo che ho sempre scrutato senza mai riuscire nemmeno a sfiorarlo. E se la mia determinazione non dovesse essere abbastanza forte da reggere il peso delle mie aspirazioni, mi farò furbo: comprerò scale sempre più imponenti fin quando non riuscirò a trovarne una all’altezza dei mie aspettative. Ho smesso di inseguire il mio passato e voglio riappropriarmi di questa realtà, di questo strano mondo. Non dimenticando, però, quello mai. Anche se fosse possibile, non lo farei, non sarebbe giusto, non per me che, altrimenti, avrei corso tra le fiamme per non ritrovarmi nient’altro che scottature ed abrasioni di cui, in fondo, vado fiero: mi hanno insegnato a riconoscere l’odore della sincerità e il fetore delle bugie, il sapore degli istanti e l’importanza di ogni rintocco con cui, a ritmo, il mio cuore un giorno, ne sono sicuro, tornerà a battere.

3 commenti:

Jessica Mastroianni ha detto...

"...se la mia determinazione non dovesse essere abbastanza forte da reggere il peso delle mie aspirazioni (...), comprerò scale più imponenti fin quando non riuscirò a trovarne una all'altezza delle mie aspettative..."

Io aggiungerei:

...e se le mie aspettative dovessero essere troppo o troppo poche, raccoglierò le briciole delle mie pecche finchè, anche con quelle, non riuscirò a costruire qualcosa di nuovo e altrettanto grande!
Perchè è sbagliando che s'impara.

Marcello Affuso ha detto...

Senza dubbio :-)

Anonimo ha detto...

"E se la mia determinazione non dovesse essere abbastanza forte da reggere il peso delle mie aspirazioni, mi farò furbo: comprerò scale sempre più imponenti fin quando non riuscirò a trovarne una all’altezza dei mie aspettative."
Un ottimo sistema per non perdere la speranza di assaporare l'aria dell'altezza.
In genere la scala è utilizzata per raggiungere un qualche Dio, a seconda della religione cui si sente appartenenti, rimanda a questo tipo di fine e altezza. Tu hai scelto questo oggetto, che conduce in alto, invece, per appropriarti di qualcosa che ritieni spettare a te come persona. Non c'è niente e nessuno, di materiale o di spirituale, per me, più desiderabile da conquistare se non noi stessi.
Il sognatore è colui che dà profumo ai colori, che dà il tremolio al corpo, che dà la stanchezza ai muscoli, che dà il sentire al cuore.
Non si deve mai smettere di appropiarsi del proprio presente, di rendere il tempo immenso in una carezza, in una gioia, in una lacrima, in una lettura, il sogno il miracolo, che più di tutti è vivo risiede nel divenire del proprio animo.

Posta un commento